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November 30 Quei Favolosi Anni OttantaVi ricordate gli anni ottanta? Gli anni in cui la parola d’ordine era “stupire”, gli anni delle giacche con tre etti di spalline, gli anni dei capelli cotonati...In quel periodo la musica era in una fase direi sperimentale; affioravano le nuove tecnologie come la batteria elettrica e la pianola con la tracolla, e tutti morivano dalla voglia di usarle. Si impazziva dietro a queste nuove sonorità, tant’è che ormai i testi delle canzoni non avevano più quell’importanza di una volta, l’importante era il ritmo. Se il ritmo era buono, le parole passavano subito in secondo piano, servivano solo delle rime baciate. Non c’era nemmeno bisogno che avessero un senso, l’importante era che fossero orecchiabili. Spinti da questa nuova moda, molti artisti decisero di tentare la strada del successo, tanto non bisognava essere grandi poeti, bastava un chitarrista, uno con la pianola dalla quale partiva il ritmo di base, ed una bella voce. E fu così che persone come Heather Parisi e Cristiano Malgioglio, riuscirono a cavalcare l’onda del successo. Fortunatamente l’onda incontrò presto degli scogli, ma durò sufficientemente a lungo per regalarci piccoli “capolavori”. Umberto Tozzi, nel 1980, fece un disco dal titolo “Tozzi”, ed il primo pezzo dell’album era “Stella stai”. Mi sono preso la licenza di analizzarne il testo, e questo è quello che sono riuscito a carpire. Stai stella stai su di me, questa notte come se fosse lei, fosse Dio (esagerato), fosse quello che ero io (ma che cosa?). Polaroid, stella stai, dolce vento di foulard (è tipo il ponentino, ma un po’ più freddo) visto mai, visto mai che mi sospiri di più, che mi sospiri di blu (come si fa a sospirare di blu?). Stai stella stai come lei (lei chi?) meno donna e un po' gay (un trans...) chi lo sa (bèh, se non lo sai tu.. Ti conviene scoprirlo al più presto, prima che sia troppo tardi) tanto sei la mia stella stella stai (contento te). Corpo a forma di esse (una scoliosi pazzesca!!), dolce piede sul mio gas (forse era caz...), quando vo (qui ricorda i sui lontani parenti toscani), quando sto (deciditi), per sospirarti di più, per sospirarti di blu (l’unico motivo per sospirare di blu è per fare la rima...). Sì sì sì sì sì sì. stai stella stai finché c'è nei suoi occhi un S.O.S. (attenzione: lei è in pericolo ma....) che mi da brividi (... ma a lui pare gli faccia schifo. E te credo: un trans con una schiena inguardabile e gli occhi spiritati... vorrei vedere te al suo posto) tipo quando al sole stai (ma se sei al sole non hai i brividi), e la vuoi (chi?) e ti vuoi (come?) e non dormiresti mai (ma perché???), stella stai stella tu, per sospirarti di più, eh eh (ride perché ha trovato la rima) per sospirarti di blu (ancora in rima), stai, stai, stai, stai, stai. Colorando il cielo del sud chi viene fuori sei tu, sei tu (va bene che sei di Torino, ma guarda che al sud il cielo è uguale al “tuo”), colorando un figlio (????) si può dargli i tuoi occhi se no, se no (se no che?), che torno a fare a questa porta (ma quale porta???), voglio tenerti fra le mie braccia, altrimenti torno a lei (ma siamo si curi che sia di Torino? A me non sembra nemmeno italiano!), lo sai, per questo stella stai (rima geniale...). scivola, scivola, scivola, scivola, scivola, scivola, scivola, scivola, scivola, scivola. (ma che c’entra?) Eh ciao Canada te ne vai in bicicletta che non sa darmi altro che guai (e te credo! Tutto il Canada sulla tua bicicletta!!!! Quella si rompe) ma ho bisogno anche di te stella, stai su di me (pure??!! Quindi siete tu, tutto il Canada e pure il trans con la scoliosi, tutti sulla bici??!!), questa notte su di me (certo, perché sennò di giorno era troppo facile...). Stella stai, stella tu per sospirarti di più eh eh per sospirarti di blu (di nuovo le splendide rime baciate). Sì sì sì sì sì sì sì. stai stella stai finché c'è nei suoi occhi un S.O.S. (traduzione: stella, rimani in groppa finché non ce la fai più, finché non ti tornano gli occhi spiritati!!) che mi da brividi tipo quando al sole stai (questa storia del sole e dei brividi ancora non mi è chiara), e la vuoi (forse la crema solare?) e ti vuoi (mah..) e non dormiresti mai (ma come, dopo tutta la faticaccia che hai fatto in bicicletta??!!), stella stai stella tu, per sospirarti di più, eh eh per sospirarti di blu (fa rima e c’è! Stacce...), stai, stai, stai, stai, stai (vedi, te lo dice pure lui: Stacce!). Colorando il cielo del sud chi viene fuori sei tu, sei tu, colorando un figlio si può dargli i tuoi occhi se no, se no (questo splendido concetto bisognava ribadirlo, altrimenti a qualcuno sarebbe potuto sfuggire), che torno a fare a questa porta, voglio tenerti fra le mie braccia, altrimenti torno a lei, lo sai, per questo stella stai (cioè, lei lo sa che rischia di perderlo, e lui le fa anche i ricatti!). scivola, scivola, scivola, scivola, scivola, scivola, scivola, scivola, scivola, scivola, Per sospirarti di più stai, stai, stai ... Per sospirarti di più stai, stai, stai ... (e per fortuna finisce qui...) Grazie Umberto, ti saremo eternamente debitori Per chi volesse ascoltare la canzone... http://it.youtube.com/watch?v=aVcJw3M4Xp0 September 25 Saturday Rock
Tredici settembre, sabato sera. Appuntamento con gli altri a piazza Navona davanti al negozio dei peluche; inutile organizzare una carovana, tutti sanno la strada, ci vediamo lì. La mia macchina è molto fortunata e troviamo parcheggio prima degli altri. All’appuntamento siamo i primi, e quindi si aspetta. La melodia di una chitarra elettrica riecheggia nell’aria, smorzata dalla parete umana che circonda l’estro degli artisti di strada. All’inizio sembrano tentativi di accordare lo strumento, poi le note si fanno chiare. Io e Bruno/Francesco ci scambiamo uno sguardo a punto interrogativo come a dire “senti anche tu quello che sento io?”. La nota seguente ci chiarisce le idee: dietro l’angolo, di fronte all’entrata di un albergo, un gruppo di cinque persone stava intonando i primi accordi di Stairway To Heaven. Lasciamo gli altri e ci uniamo alla folla, che era molto più grande di quello che sembrava. Il cantante era in piedi davanti al microfono, con al collo una chitarra acustica. Sandali ai piedi, pantaloni grigi, camicia a maniche corte e capelli ricci incolti. Dietro di lui gli altri quattro a semicerchio. Il primo, quello più vicino a noi, un ragazzo, era tutto arroccato su di una sedia pieghevole, ingobbito sulla sua chitarra elettrica. I capelli lunghi gli coprivano il volto, si riusciva solo a vedere la sigaretta che aveva in bocca, e che necessitava urgentemente di una ciccata, ma lui niente, ormai era un tutt’uno con la chitarra. E la suonava veramente bene. Dalla parte opposta un signore sulla quarantina, armato anche lui di una sedia, occhiali da vista anni settanta e baffetti alla Magnum, P.I., dava il tempo a tutto il gruppo con un vecchio jambe. Accanto a lui una ragazza, magra, capelli corti, pantaloni di lino e canotta rossa, riusciva a seguire i suoi compagni con un flauto traverso, come a dare quel tocco di fantasia in più. In ultimo, ma solo per apparizione, un altro chitarrista, sembrava uscito dal set di Top Gun: stivali a punta, jeans, maglietta, giubbotto di pelle e capelli corti. Il cantante se la cava egregiamente, ed è proprio un piacere starli ad ascoltare. Arriva il momento strumentale e, a sorpresa, è la ragazza col flauto a fare l’assolo. E mentre lei è lì che soffia come una disperata, i chitarrista col giubbotto di pelle da una pacca al cantate e gli dice “dopo faccio io un assolo!” a testimoniare che la cosa non era preparata. La ragazza continua a suonare e il chitarrista la guarda trepidante, non vede l’ora che arrivi il suo turno. Poi tocca a lui; niente male. Il pezzo finisce tra gli applausi del pubblico, e il ragazzo curvo sulla chitarra può finalmente far cadere la cenere che pendeva dalla sigaretta da ormai cinque minuti, sfidando le leggi della fisica. Vedere, quelle persone che suonavano solo per il gusto di farlo mi ha rallegrato; mi ha fatto ricordare la mitica calle Florida, a Buenos Aires, una splendida via pedonale del centro. Lì non potevi fare venti metri che subito trovavi degli artisti di strada. Naturalmente il tango andava per la maggiore, ma comunque potevi trovare una po’ di tutto. Era bello passeggiare per il centro e assaporare la loro fantasia, la loro passione. Credo che gente come loro sia indispensabile per colorare le vie della città con la loro allegria. È gente semplice, e da loro ci si ferma volentieri, sono sempre un’immagine gradevole agli occhi di tutti, e ti fanno pensare che in fondo basta poco per essere felici. September 04 Otto e Quindici
Ricordo perfettamente la prima volta che giocai a biliardo: ero ad Ovindoli, ospite di un mio amico. Aveva una casa in un residence poco fuori il paese, e lì c'era una sorta di sala giochi aperta ai soli residenti. In un tardo pomeriggio, dopo una giornata intensa passata sulle piste, nell'attesa che fossero tutti pronti per andare a cena io e Marco, il mio amico, decidemmo di ammazzare il tempo in quella, più che mai desolata, sala giochi. Tra le varie attrazioni fummo subito catturati da questo immenso tavolo verde, un po' impolverato. Il gioco ci prese subito e, messe le prime palle in buca, ci sentivamo gia dei piccoli campioni. Dopo circa quaranta minuti di allenamento, ci raggiunse il padre di Marco che subito ci propose una sfida: lui e sua figlia, la sorellina di Marco che all'epoca non credo avesse più di tredici anni, contro noi due. Dopo un rapido e furbesco sguardo di intesa, come a dire "non aspettavamo altro!", accettiamo. Purtroppo il mio amico non sapeva che il padre era meglio conosciuto come il signor quindici palle; mi limito solo a dire che tutti i nostri sogni di gloria furono spazzati via in poco meno di un quarto d'ora. La mia seconda partita l'ho giocata quando frequentavo il primo anno di università. Era mattina, e non avevamo la minima voglia di seguire le lezioni, abbiamo preso la macchina e siamo andati a Prati, dato che un mio amico conosceva questo locale. Anche lì ricevetti lezioni di gioco, ma anche complimenti per le mie potenzialità. Da lì ebbe inizio un susseguirsi di salti di lezioni per andare al Travaso, nota sala da biliardo del quartiere fleming. Eravamo lì quasi ogni giorno, ormai conoscevamo il proprietario, un vecchietto arzillo che ci aveva preso in simpatia, e non si tirava mai indietro dal darci utilissimi consigli. In realtà non ho mai capito come si chiamasse; tutti lo chiamavano Sebbi, ed io quindi mi accodavo. "Ciao Sebbi. Ciao ragazzi", era divenuta ormai una sorta di codice, una parola d'ordine per entrare. Lì le nostre capacità si sono affinate, e per un paio d'anni è stata una tappa fissa di molte mattine. Poi gli impegni universitari sono diventati più intensi, e piano piano abbiamo dovuto dire addio al Travaso. Per quanto mi riguarda però, non ho abbandonato il gioco, dato che con Marco avevamo raggiunto un tacito accordo, ed ogni martedì sera si andava a giocare in un locale dietro viale Libia. Grazie al biliardo ho potuto conoscere meglio Silvia, dato che lei e la (allora)ragazza di Marco spesso ci facevano compagnia. Ho poi scoperto che il biliardo non le interessava molto, era solo una scusa per far si che io e Silvia potessimo frequentarci. Infatti, una volta che ci siamo messi insieme, non sono più venute con noi... Io e Marco però non abbiamo mollato: il martedì sera era ormai un'istituzione. Una sera di un anno e mezzo fa, finite le nostre partite, siamo andati a pagare. Purtroppo avevamo giocato più del previsto e non avevamo abbastanza soldi; stupidamente non avevo controllato le mie risorse economiche prima di uscire. Ci mancavano circa novanta centesimi e naturalmente il proprietario non ha esitato a farci uno sconto caritatevole. Andando via Marco aggiunse: "Glieli portiamo la prossima volta, tanto veniamo sempre!". Le ultime parole famose. Da quel giorno non siamo più riusciti ad andare a causa di impegni vari, fino a ieri. Siamo tornati in quel locale dopo circa un anno e mezzo di stop. Naturalmente non si potevano ricordare del nostro ammanco, però noi non abbiamo potuto fare a meno di ricordarcelo con naturale ironia. Per la cronaca, ieri ho perso per due partite a una, ma non importa: sono stato contentissimo di poter giocare di nuovo con il mio amico. Naturalmente la serata prevedeva anche piacevoli conversazioni... Per quanto riguarda le mie abilità di gioco, devo dire che ho ancora tanta strada davanti a me, e questa lunga pausa non ha sicuramente giovato al mio estro. Comunque prima o poi riuscirò a fare un cazzo di tiro ad effetto! July 04 Pubblicità ProgressoQualche tempo fa, su radio rock Italia (una radio romana: 90 o meglio 89.95 FM, a seconda della zona, www.radiorockitalia.it in streaming, per chi non la conoscesse) hanno passato questa cover, probabilmente con lo stesso intento di questo post. Inizialmente, appena ascoltato il pezzo, avevo pensato di pubblicare qualcosa sul mio blog, denunciando la mia indignazione; poi riflettendo meglio, e più che altro riascoltando la canzone, cambiai idea. Non potevo infettare il mio spazio web con una tale porcheria. Ma poi in questi giorni mi sono ricordato delle pubblicità progresso che passavano in televisione, in special modo quelle riguardanti l'infezione del virus dell'AIDS. Naturalmente lo scopo era quello di prevenire nuovi contagi. Della serie: se lo conosci, lo eviti. Allora mi sono deciso. La gente deve sapere, deve esserne a conoscenza, in modo tale da proteggere noi stessi ed i nostri cari. Non credevo che quella sagoma di Marco Masini potesse mai osare tanto... E' proprio vero: al peggio non c'è mai fine. P.S. Se qualcuno fosse a conoscenza di scempi simili o addirittura peggiori (anche se dubito che ci sia qualcosa di peggio), può tranquillamente usufruire di questa pagina per salvaguardare l'intera umanità. June 19 Anche il prof ha un cuore
Già da lunedì cominciavo ad accusare i primi sintomi di un beffardo raffreddore, e ieri il tutto si è amplificato: nel tardo pomeriggio il naso era tappato, e la temperatura del mio corpo non prometteva nulla di buono. Le mie condizioni mi hanno costretto a rinunciare a vedere la partita con gli altri, che, da bravi amici quali sono, se la sono legata al dito, alludendo che stessi fingendo il mio malessere... maledetti... Inizia la partita ed io sono sdraiato sul divano, in perfetto stile Pietro, aspettando che sia pronta la cena. Al gol di Pirlo non ho avuto il coraggio di urlare; la gola bruciava e non volevo peggiorare la situazione. Il raddoppio è stato scandito dalle grida dei miei, mentre io non ho potuto fare altro che alzare il pugno al cielo in segno di gioia. Finita la cena brandisco speranzoso un’aspirina, affidandomi ad un miracolo del FANS. E poi ecco l’inaspettato: triplice fischio dell’arbitro che sancisce la fine delle ostilità; i giocatori in campo si abbracciano, ridono, urlano. Le telecamere si spostano sulla panchina dell’Italia e inquadrano Donadoni che salta dalla gioia, mentre viene placcato da altri due che lo abbracciano energicamente. E in questa atmosfera di festa un insolito Ferretti, il medico della nazionale, salta come un bambino, urla, si dimena. Ma no, non può essere lui, non può essere il mio professore, colui che vedo ogni mattina in reparto, che non accenna mai un sorriso, sempre sul piede di guerra, irascibile come un’ape. Lui, che non ti degna nemmeno di uno sguardo (in realtà una volta mi ha guardato, ma solo perché inavvertitamente mi era venuto addosso durante un giro visite), è lì, felice come una pasqua, che elargisce abbracci come se fossero interventi di artroscopia al ginocchio; grida di gioia, prova emozioni!! Non so se il merito lo devo attribuire all’infallibile acido acetilsialicilico che iniziava a fare effetto, oppure al fatto di aver scoperto che anche il mio prof ha un cuore, fatto sta che iniziavo a sentirmi meglio. Grazie agli azzurri ho potuto vederlo sotto un’altra luce, grazie a loro l’Italia intera continua a sperare in un Europeo che era iniziato nel peggiore dei modi, e grazie a loro un uomo, forse, continua a sognare. Il calcio è un gioco meraviglioso. May 22 Dall'archivio magnetico del signor Federico C.E' mercoledì, ed eccomi, che finito di mangiare, corro in camera mia a cambiarmi. Mi metto un paio di jeans e una maglietta presa quasi a casaccio dal mio cassetto. Un'ultima sosta ristorativa al bagno, un saluto accennato e via giù per le scale. Scendo fino alla fine, fino al portone che dà sulla strada, ventisette gradini in più. Mentre scendo scelgo la chiave giusta per aprire il portone; la scelgo senza guardare. So benissimo dov'è. Esco, apro il garage e con movimenti automatici con una mano apro lo sportello della macchina e con l'altra mi sfilo il portafogli dalla tasca: mi è scomodo sedermi se non lo tolgo. Esco dal garage, accendo la radio e via verso la meta. La strada è sempre la stessa, l'orario è sufficientemente tardi e le macchine in giro non sono molte. Via Cavriglia mi scivola via senza nemmeno accorgermene; proseguo per Prati Fiscali, è a tre corsie e in una leggera discesa: accelero fino a sfiorare i cento. Scalo in quarta e poi subito in terza in curva, mi immetto sulla Salaria. Lascio l'asfalto liscio e morbido per aggredire con sicurezza i sampietrini che tappezzano viale Somalia. Giro a destra per via di Villa Chigi e parcheggio in via Stimigliano. Scendo, la meta è vicina, proseguo con un passo non troppo rapido per non arrivare al suo portone già col fiatone. Attraverso la strada e sfilo dalla tasca il cellulare per chiamarla; non posso citofonare, la nonna dorme e poi come premo il pulsante il centralino impazzisce: dà il via ad un concertino di telefoni e citofoni sparsi in tutta casa. Lo squillare è continuo fino a che, esasperati ed infastiditi, non si va a rispondere. Quindi il cellulare è la mia unica possibilità. Arrivo davanti al portone mentre mi schiarisco la voce. Lei mi rifiuta la chiamata e contemporaneamente alza la cornetta del citofono: Fede? chiede. Io affermo, come fosse una parola d'ordine che o la sai, o non la sai. Il portone si apre, e dopo averlo richiuso alzo lo sguardo e fisso il mio obiettivo. Mi aspettano sei piani, l'ascensore mi tenta ma non lo degno nemmeno di un'occhiata. Affronto i gradini marmorei due alla volta.
Primo piano, riconoscibile dalle tre porte sul pianerottolo: nessun problema.
Secondo piano: le gambe vanno. Recupero tra una rampa e l'altra con una camminata non forzata, ne mancano ancora quattro.
Terzo piano: ho la mente concentrata sui gradini. Devo arrivare alla fine senza dover ricorrere all'ausilio della bocca per potenziare il carico d'ossigeno.
Quarto piano: non ne sono sicuro, ho contato bene? Lo zerbino a forma di coccinella me lo conferma. Il respiro è abbastanza regolare, ma i piani si fanno sentire.
Quinto piano: inizia il primo respiro prolungato, ma sempre col naso. Sono contento di aver risparmiato il fiato fino al portone: tattica azzeccatissima.
Ultima rampa di scale: il respiro è sempre più affannoso, ma non cedo alla tentazione.
In cuor mio spero di sentire la sua porta di casa che si apre, di girare l'angolo e di vederla lì che mi aspetta con un sorriso. Non che ci rimanga male se non lo fa, però lo preferisco.
Sesto piano: ho vinto! Il premio vale la fatica.
Un breve bacio... un po' di respiri, anche con la bocca, tanto ormai ho vinto... un altro bacio.
Entro ed inizia la serata.
Eh già... la nostra serata, il nostro mercoledì. Oggi è mercoledì, ma io non sono su quei gradini a contare i piani e a regolare il mio respiro. Non sono sull'uscio di casa tua a ricevere il mio premio. Sono qui a scrivere. Stasera niente mercoledì, il nostro mercoledì, domani è giorno di alzataccia.
Sento di aver terminato le scorte di pinguitidina, e sarà dura fino a venerdì. Mi manchi.
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P.S. Oggi per strada mi ha affiancato un vecchio con delle assi di legno in mano. Farneticava di un lungo viaggio in barca... e poi mi ha chiesto se avevo qualche animale e se ero disposto a darglielo. E' per il suo bene! mi ha detto.
Mi devo preoccupare?
P.P.S. Non può piovere per sempre... (Karen non deludermi)
May 06 Animali.... civiliOggi mi è capitata una vicenda molto simpatica.
Stavo andando in palestra, erano circa le 19 e 45, percorrevo la solita strada, quella che faccio sempre. Vicino la mia palestra c'è un incrocio con un semaforo, e lì il traffico si condensa a qualsiasi ora, giorno, notte, feriali, festivi, ponti ecc. Non si scappa. Fortunatamente c'è una stradina alternativa che mi permette di bypassare quel punto, e mi fa guadagnare almeno tre minuti, e su un percorso che ne dura una decina non sono mica pochi. Questa stradina finisce con una rotonda dalla quale si prende un'altra via, via Riccardo Bacchelli per la precisione.
La stradina alternativa è di recente costruzione, l'asfalto è nuovo, di un grigio quasi nero, ancora privo di buche; una di quelle strade che ti invogliano a guidare. Dalla rotonda poi si può prendere solo un'altra strada, via Bacchelli appunto, perché le altre le stanno ancora costruendo, e quindi non c'e bisogno di rallentare più di tanto. A me piace molto quella rotonda, cerco sempre di trovare il cosiddetto "punto di corda", sempre se non trovo altre macchine davanti ovviamente.
Questa sera, su via Bacchelli, dopo aver percorso la mia rotonda preferita, mi accorgo che un gatto stava attraversando la strada. Era un gatto nero. Non sono un tipo superstizioso, e la cosa non mi ha sconvolto più di tanto. Il fatto che ha invece destato la mia curiosità è che il gatto nero, probabilmente randagio, stava attraversando sulle strisce pedonali!! E non solo, mentre lo faceva, controllava con lo sguardo che non venissero macchine.
E' stato un puro caso, oppure lo ha fatto di proposito?
E' possibile insegnare ad un gatto ad attraversare sulle strisce, controllando che non sopraggiungano macchine? A parte a Sfigatto intendo. Questi felini sono così intelligenti?
Io non ho mai avuto un gatto, quindi non saprei proprio rispondere. Magari qualche amante dei gatti potrà illuminarmi...
Non so voi, ma personalmente non mi capita spesso di attraversare sulle strisce, diciamo che in una settimana le volte che lo faccio si possono contare sulle dita di una mano, e a stento si arriva all'indice (partendo dal pollice).
Prendiamo esempio April 03 Anche le puzzette parlanoIn un mercoledì come tanti, mentre mi aggiravo noiosamente nei pressi del bar dell'ospedale, mi è caduto l'occhio su una pila di giornali; mi sono avvicinato e subito ho compreso che si trattava di un giornale gratuito, uno dei tanti... Questo in special modo, era inerente alla medicina.
Consapevole del fatto che il mio collega avrebbe tardato clamorosamente (come al solito), e che le attività degli ambulatori non sarebbero iniziate prima di una mezzora, ho preso il giornale in cima alla pila e sono andato su una panchina.
Sfoglio il giornale leggendo i titoli degli articoli, cercandone uno che attraesse la mia attenzione, ma fino a pagina 9 non c'era niente di che; la decima pagina titolava: L'intestino specchio dei nostri umori neri". "E dov'è la novità?" ho pensato. Ma nonostante questo mio pensiero, spinto forse dalla curiosità di vedere se le mie conoscenze superavano quelle della giornalista, o perche al centro della pagina c'era raffigurato un intestino in bianco e nero (della serie: un intestino è sempre un intestino; come dirgli di no), ho deciso di leggere l'articolo.
Qui di seguito ne riporto una piccola parte.
"[..] La stitichezza, per esempio, è sintomo di depressione, l'ansia si manifesta con la diarrea, mentre l'aerofagia indica emozioni represse. Prosegue la Vignoli: “Un eccessivo attaccamento al passato, a relazioni finite, ricordi, oggetti accumulati nel tempo e vecchie abitudini, ingombrano la vita come una scoria tossica. Proprio come le feci nell'intestino pigro. Oppure il supercontrollo che non consente mai di lasciarsi andare, viene tradotto sul piano fisico nella stipsi”. L'unico rimedio, secondo la Vignoli, è assecondare le proprie emozioni e liberarsi da ciò che non serve più anche se questo vuol dire lasciarsi andare, di tanto in tanto, anche a pensieri o fantasie trasgressive (che se trattenute possono sfociare in scariche di colite) senza reprimersi ad ogni costo, imparando ad accettarsi senza temere il giudizio degli altri. [..]"
Il fatto che l'ansia si manifesti con la diarrea lo sapevamo tutti: basti pensare alla cosiddetta strizza o cacarella prima di un qualcosa di ansioso (un esame per esempio); la stitichezza come sintomo di depressione, ci può stare; sinceramente non riesco a trovare un nesso tra l'aerofagia e le emozioni represse...
Lo ammetto, questa mi mancava.
Ma ora mi romane un dubbio: secondo voi per arrivare all'illuminante scoperta riguardante le puzzette, la dottoressa Vignoli quali esperimenti avrà mai escogitato?
E ancora: è possibile, secondo voi, costruire il puzzometro di Hubert J. Farnsworth?
March 10 Dormire o sognare?Era da un po' che volevo scrivere di questo argomento, ma tra una cosa e l'altra, mancava sempre "quel non so che", l'ispirazione, la voglia di trasformare in parole un pensiero che in testa sembra scorrere liberamente, senza alcun intoppo, ma quando poi si tratta di incanalarlo in un discorso, di tradurlo per gli altri comuni mortali, quelli che non riescono a vedere i tuoi pensieri così come li vedi tu, il tutto non sembra più lineare come prima; cercare il filo conduttore per tutte le parole che scorrono nella tua mente come un fiume in piena, scrivere, rileggere, cancellare, riscrivere ancora, una pausa per riflettere.. ecco l'idea, che sembrava perfetta, volare via senza ritorno dopo il disturbo innocente della mamma che ti ricorda gli impegni del mattino seguente, mentre pregusta già il meritato riposo..
E già, il riposo. E' mezzanotte e venti, e domani la sveglia suonerà senza guardare in faccia nessuno, senza preoccuparsi se stavi facendo uno splendido sogno o meno. Le ore di sonno che farò si contano quasi sulle dita di una mano.
Ho sempre avuto dei problemi ad addormentarmi: di solito passa circa un'ora e mezza dal momento in cui mi metto sotto le coperte a quando mi addormento, questo perché quando sono lì che aspetto Morfeo, la mia mente inizia un viaggio in un mondo parallelo, spazia con una leggerezza che latita durante il giorno, ma che trova libero sfogo nelle ore notturne. In un attimo sono un eroe che mette a rischio la propria vita per salvare qualcuno, poi vengo colpito da un grave male incurabile e il minuto dopo sono lì che faccio un gol pazzesco dopo aver saltato tutta la difesa... e così per ore. Fantastico.
Qualche anno fa mi ero avvicinato all'interessante mondo dei "sogni lucidi": dicesi "sogno lucido", situazione in cui il tuo corpo dorme mentre la tua mente rimane relativamente sveglia, in questo modo diventi cosciente durante i tuoi sogni, e puoi dare libero sfogo alla tua fantasia.
Dopo alcune ricerche, ho scoperto di appartenere alla categoria delle persone che non hanno "sogni lucidi" spontaneamente; avevo quindi bisogno di un aiuto, di una tecnica di addormentamento che mi permettesse di mantenere sveglia la mente. Ve ne sono molteplici; quella che ho utilizzato io consiste nello svegliarsi dopo i 4/5 del sonno e riaddormentarsi, immaginando che ci sia una corrente calda che parte dalla punta dei piedi, e sale su fino ai capelli. Bisogna immaginare che al suo passaggio questa ci riscaldi e ci rilassi il corpo; tanto più si è minuziosi nell'immaginare il passaggio di questa corrente all'interno del nostro corpo, tanto più la tecnica si rivela efficace. Fortunatamente l'anatomia umana non mi è oscura, e difatti il metodo funzionò: in meno di una settimana sono riuscito ad avere il mio primo "sogno lucido".
Giorni fa, lamentandomi della mia insonnia, mi sono ricordato che la tecnica appena descritta è anche un ottimo sistema per addormentarsi in poco tempo. Sono alcuni giorni infatti che la sto utilizzando con pieno successo, specialmente quando so che il mattino seguente dovrò svegliarmi presto.
Il fatto però è che mi mancano i miei sogni ad occhi aperti... mi manca l'eroe, mi manca l'ammalato e anche il fuoriclasse. E' terribile sentirsi costretto a rinunciare a sognare, per dover riposare, è anche vero però che cinque ore di sonno non mi sono sufficienti per andare avanti un'intera giornata.
Dormire o sognare? Non avrei mai creduto che un giorno sarei stato costretto a scegliere tra queste due cose.. Viaggiare con la fantasia, o essere efficienti il giorno dopo?
Con questo mio amletico dubbio, vi saluto e vi auguro una buona notte.
P.S. Data l'ora non mi sono soffermato molto sulla spiegazione dei "sogni lucidi". Qualora vogliate chiarimenti, non esitate.
February 25 ViceversaVi siete mai chiesti come sarebbe vivere in un mondo dove la vita scorre al contrario? Non intendo dire che le persone prima muoiono, diventano giovani e poi nascono, ma un mondo dove il normale diventa anormale, dove il giusto è sbagliato e dove il buono è il cattivo. Io c'ho pensato un po', cercando di immaginarmelo al meglio, ma non mi è stato così semplice: le alternative sono troppe, e considerarle tutte sarebbe un lavoro troppo impegnativo (e anche un po' stupido). Mentre pensavo a queste cose, nel vano tentativo di trovare una soluzione a questo mio cruccio, mi è venuto in mente un modo per riassumere al meglio l'eventuale tipologia di vita che si verrebbe a creare in un ipotetico mondo al contrario: basta vivere in Italia!!
Giorni fa ero in macchina e stavo rientrando a casa. C'era un po' di traffico nella mia corsia, e così ne ho approfittato per distrarmi dalla guida, guardando un po' in giro; ho potuto così notare che più avanti, non molto distante da me, un ragazzo si trovava in mezzo alla strada, proprio a cavallo della linea continua che separa i due sensi di marcia: stava attraversando la strada. In quel momento ricordo perfettamente di aver pensato: "Ma guarda quel cretino, c'è un semaforo a trenta metri da lui, e deve attraversare proprio lì?!". Grazie al traffico, che ci costringeva in una marcia da processione, ho potuto godermi tutta la scena. Il ragazzo stava attraversando da destra verso sinistra (dalla mia prospettiva), aveva appena finito di attraversare la mia corsia (piena di macchine ferme per il traffico) senza alcun problema, ma si era dovuto fermare in mezzo, perché le macchine nell'altra corsia sfrecciavano senza alcun impedimento. Lentamente mi avvicino al ragazzo, e mi accorgo che il poveretto era sulle strisce pedonali, ma non riusciva a muovere un passo, era fermo, un po' impaurito; le macchine che gli sfilavano accanto facevano ritrarre il suo piede timidamente sporto in un vano tentativo di trovare coraggio. Preoccupato forse di dover rimanere lì in mezzo per il resto della giornata, il ragazzo decide di prendere l'iniziativa, arresosi ormai alla speranza di vedere qualcuno fermarsi per farlo passare. Fa due passi in direzione del marciapiede opposto, la prima macchina si ferma per non investirlo, lui avanza ancora un po', con passo visibilmente indeciso. Si accorge che sta arrivando un'altra macchina decisa a superare a destra l'auto che si è appena fermata, ma ormai la meta è troppo vicina per potersi arrendere: fa un altro paio di passi e costringe la seconda macchina a frenare. "Ce l'ho fatta!!!" ha pensato. Probabilmente in quel momento dev'essersi sentito al pari di Mosè quando, con opera di proporzioni bibliche, separò le acque del mar Rosso. Ma mentre è lì che si gode l'arrivo trionfale alla meta tanto ambita e sofferta, il clacson della seconda macchina lo riporta alla triste realtà; il conducente da dentro la sua vettura ha iniziato ad inveire contro quel maledetto pedone che aveva osato farlo fermare: è arrabbiatissimo!! C'è mancato poco che scendesse dall'auto. Visto il tutto pensai che l'automobilista fosse da rinchiudere in cella e che forse sarebbe stato il caso di ritirargli la patente: Cavolo, quello stava sulle strisce, e tu vuoi pure avere ragione?! Ma non appena il mio pensiero prese vita nella mia mente, accadde dell'incredibile: il ragazzo, che dopo aver rischiato la vita attraversando sulle strisce, ed essersi sorbito una ramanzina decisamente poco educata... chiede scusa all'automobilista!!!
Senza parole...
Proprio ieri sera, guardando la tv, ho scoperto che la Juventus ha scritto e spedito, credo alla F.I.G.C., una lettera in cui si lamenta per aver subito torti arbitrali in molte partite di questo campionato. Sì sì, avete letto bene: la Juve si lamenta perché le hanno arbitrato contro!!!
Roba da matti...
Dato che tutto ciò succede in Italia, per vedere un mondo al contrario (contrario al nostro, ma normale per molti altri) basta visitare un qualsiasi altro stato facente parte della UE. January 11 La mia prima voltaE' un po' imbarazzante, lo so, però purtroppo è proprio così, ieri è stata la mia prima volta... e lo ammetto, non sono riuscito a combinare proprio un bel niente... che vergogna...
Non sono mai stato un amante della lettura, lo trovavo un po' noioso come passatempo, poco rilassante, il dover star lì con il capo chino su quelle pagine che vomitano parole e nient'altro che parole; all'epoca preferivo fare altro, qualcosa di "meno impegnativo", tipo ascoltare un po' di musica o che so io. Negli ultimi anni poi la voglia si faceva timidamente sentire, ma i pomeriggi passati a studiare (e quindi a leggere libri, di medicina, lo so, ma pur sempre libri), mi fornivano una sorta di scusa (per chissà chi, poi), sostenendo che i miei occhi dovevano riposarsi, che il continuo leggere mi avrebbe solamente stancato ancora di più di quello che già ero, il che era vero, ma fino ad un certo punto.
Per carità, detto così sembra che non abbia mai letto nulla all'infuori dei libri scolastici, ma fortunatamente non è così. Ogni tanto qualche libro lo leggevo, ma di certo non mi ammazzavo di fatica...
Ultimamente però, ho letto un libro che mi ha appassionato in una maniera che mai avrei immaginato; ero arrivato al punto che non vedevo l'ora di aver un po' di tempo libero per potermi tuffare di nuovo nell'intreccio di quelle parole piene di fascino e mistero. Ero così assuefatto a quella storia che volevo assolutamente sapere come sarebbe andata a finire, e che fine avrebbero fatto i protagonisti, ma allo stesso tempo l'idea di finire il libro mi metteva un po' di tristezza addosso, mi dispiaceva non poter passare più del tempo insieme a quei personaggi... mi ci ero affezionato...
Comunque, grazie a questo libro, ho finalmente riscoperto il piacere della lettura, e così mi è venuta voglia di leggere un altro libro (in realtà si trattava di una ri-lettura, dato che non avevo nessun libro nuovo da leggere). Terminato anche quest'ultimo sono andato in giro per casa a cercare qualcosa di nuovo, ma niente, rimanevano solamente i classiconi, ma io cercavo qualcosa di diverso.
Ieri mi sono dovuto recare al centro commerciale per cambiare un articolo, e dato che ormai mi trovavo lì, mi sono deciso a fare un giro, tanto per vedere. Mentre ero lì che giravo senza una meta, mi è venuto in mente che in mezzo a tanti negozi, poteva esserci anche una libreria. E così mi sono messo alla ricerca, e una volta trovata, sono subito entrato. Mentre mi districavo tra gli scaffali e leggevo i titoli dei libri esposti, mi sono soffermato a riflettere che quella era la prima volta che cercavo un libro per me; fino ad ora tutti quelli che ho letto o mi sono stati imposti, o me li hanno regalati oppure li ho comprati sotto consiglio di chi li aveva già letti. Io non ho la minima idea di come si possa scegliere un libro, non so da dove cominciare... Ho provato a leggere qualche riga a caso, ma non mi dicevano nulla; ho anche letto le trame scritte nel retro delle copertine, ma anche così, niente. Ma allora come si fa, come si può scegliere un libro, come posso sapere se quello che ho scelto è per me il migliore? E se poi non mi piace? E se quello che ho scartato era più bello? E' impossibile scegliere così, senza nessuna indicazione, senza nessun aiuto, nessun suggerimento. Ormai è chiaro: io non sono in grado di comprarmi un libro. Pazzesco!
Vorrà dire che continuerò a leggermi solo quelli che mi verranno regalati o suggeriti... Ma voi come fate a scegliere?
P.S. Oggi, 11 gennaio 2008, ricorre il nono anniversario della morte di Fabrizio De André, sicuramente il poeta più rivoluzionario del Novecento.
December 23 ViteHo visto cose che voi umani non potete immaginare... Orde di gente imbacuccata fino al soffocamento accalcati in file chilometriche felici di poter finalmente dimezzare il proprio conto in banca... Bambini piangere tra la folla senza un apparente motivo, in realtà il motivo c'era, ma nessuno se li filava... Altri marmocchi con una mano dalle variazioni cromatiche tendenti al cianotico, costrette dal filo del palloncino che, svolazzando di qua e di là, saluta i passanti con una simpatica linguaccia... Anziani intrappolati senza via di scampo dentro a stregonerie metalliche dall'ipnotico movimento longitudinale, salvati infine dai propri figli che con aria scocciata dicono "a pa', esci da st'ascensore!"... Colleghi che ti salutano senza perdere di vista il loro sicuro prossimo acquisto, chissà, forse per paura che sia solo un'allucinazione, e che possa sparire se solo si distoglie lo sguardo... Cagnolini con il codino tra le gambe che schivano in continuazione i piedi dei passanti, e che guardano i loro padroni pensando "ma non era meglio se insegnavi anche a me ad usare quella stramaledetta lettiera?! Tornimocene a casa, ti prego!!"... Altri quadrupedi di dimensioni equine stipati nel porta-bagagli di un'auto, accecati dalle luci di una città addobbata a festa, perché è giusto che anche in loro si faccia largo lo spirito del Natale... Donne, mamme di famiglia, che con il coltello tra i denti si fanno beffe dei segnali stradali e delle vite altrui, il tutto per un parcheggio conquistato al grido di "Via di lì, tu non sei una macchina!" (va bene, Robocop)... Persone nascondere con geniale astuzia l'ultimo prodotto per paura che qualcun'altro potesse vederlo o, con la crudeltà nel cuore, addirittura comprarlo! (in realtà questo lo abbiamo fatto noi)...
No no, non vi allarmate, non è la nuova pubblicità di Urban Legends, ma semplice vita vissuta in due pomeriggi passati a far compere.
Ma vi siete mai soffermati a riflettere, mentre siete in giro per negozi (in questo caso), sulle vite degli altri? Su cosa passi per la testa di tutte quelle persone con le quali avete condiviso uno sguardo, o vi siete contesi un parcheggio, o semplicemente avete incontrato lì fuori, perché anche lui era lì casualmente; tutte le persone che avete superato perché passeggiavano troppo lentamente per voi, o che per la fretta vi hanno urtato la spalla mentre vi passavano accanto. Una volta usciti dal vostro raggio d’azione, da quei pochi metri cubi d’aria intorno a voi, dove andranno, cosa faranno, chi altro incontreranno, cosa pensano, che vita vivono? E quando voi li avete guardati e vi siete fatti tutte queste domande, vi siete chiesti se anche loro in quel momento, proprio mentre voi siete lì che incrociate i loro sguardi, e state pensando a tutto questo, hanno avuto il vostro stesso pensiero?
Ve lo siete mai chiesto? A me è successo in questi giorni, una domanda alla quale non c’è una risposta facile. Riflettendo sulle miliardi di possibilità, su tutti gli intrecci di vite e pensieri possibili, sulla vastità delle vite degli altri, rimango affascinato e spaventato (Holden Caulfield sarebbe invece “rimasto secco”).
Con questa mia, saluto tutti, e vi auguro buone feste.
December 15 La prima di una Breve lunga serieOggi, sabato 15 dicembre, è successo. E' da un po' che era nell'aria, e sapevo che ormai era questione di giorni, che a breve avrei potuto finalmente provare di nuovo quella periodica sensazione, quel suo gusto tipico, e risentire quell'odore.
Erano circa le 15 e 30 e avevamo da poco finito di pranzare (dato che i miei erano rientrati alle 3); eravamo lì seduti a chiacchierare del più e del meno, quando ad un tratto la butto lì: "Ma perché non apriamo un panettone...?". E così è stato, mi sono mangiato la mia prima fetta di panettone. Era quello senza canditi, non che non ci piacciano, ma i miei avevano comprato solo quelli senza.
E così, mentre assaporavo la mia prima fetta di panettone, con un'aria paciosa ed un atteggiamento tronfio, come a dire "c'è l'ho fatta, finalmente!", ecco che il tutto svanisce, sovrastato da un pensiero: ma perché non l'ho fatto prima? Perché ho aspettato fino ad oggi per gustarmela? La risposta può risultare semplice: perché prima non c'erano, nessuna casa di dolciumi li ha messi in commercio prima di una precisa data, probabilmente decisa a tavolino.
Ma è possibile che non possa mangiare un panettone ad ottobre? Siamo arrivati ad un punto in cui sono Loro a decidere cosa mangiare, quando iniziare a farlo e quando smettere?
Ovviamente il Mercato non si riduce tutto a questo; c'è naturalmente il fattore della domanda e dell'offerta. Voglio dire, nessuno fa i panettoni al di fuori del periodo natalizio perché nessuno li comprerebbe.
Ma allora la mia domanda è: i panettoni (o chi per loro) non ci sono durante tutto l'anno perché non vogliono produrlo, tanto per il gusto di comandarci (della serie: "tanto se io non lo faccio, tu non lo puoi mangiare", o meglio: "ti mangi quello che ti do da mangiare e fai pippa"), oppure non li producono perchè sarebbero soldi sprecati dato che nessuno se li mangerebbe?. Insomma: Chi comanda Chi? O peggio ancora, Chi decide per me?
Probabilmente le tradizioni nazionali ci spingono ad assegnare al Panettone un valore molto più alto di quello che in realtà meriterebbe, un'associazione ormai naturale del dolce con la festività di turno (panettone/pandoro/torrone - Natale; uova di cioccolato/colomba - Pasqua), ma Chi ha iniziato? Siamo noi che abbiamo detto che a Natale vogliamo il panettone, e quindi Loro ci danno il panettone, oppure sono stati loro a dire "a Natale ti becchi 'sto panettone!", e quindi noi ce lo mangiamo?
Probabilmente molti di voi penseranno che lo scettro del potere lo abbiamo noi, che siamo noi a decidere cosa, quando e per quanto tempo mangiare.
E se invece ce lo avessero fatto sempre crede...?
A questo punto non mi resta che propinarvi la solita classica domanda: Pandoro o Panettone?
(la mia preferenza credo sia abbastanza evidente)
Ancora un'altra domanda: La Coca cola con Babbo Natale sopra è diventata la bevanda tipica di Natale, molto di più dello champagne o addirittura della stessa Coca cola senza il vecchio barbuto dalle gote rosse (come se fosse perennemente ubriaco)? Ve lo chiedo perché i miei ne hanno comprate addirittura due bottiglie, evento rarissimo in casa mia, come se fosse più buona del solito.
P.S. L'associazione dolce-festività sono riuscito a farla solo con le ricorrenze di ordine religioso... ma vuoi vedere che non siamo né noi né Loro a decidere il tutto... Oh mio Dio (appunto)
P.P.S. Se vi dovessero sovvenire altre feste con dolci tipici, fatemi sapere
December 05 E quella volta, una domenica d'ottobreSvezia
E quella volta, una domenica d'ottobre, se ne stava lì pensieroso, a rimirare il paesaggio desertico da dietro la sua finestra, seduto sulla sedia a dondolo, che una volta apparteneva a suo padre, con le mani sotto una copertina messa sulle ginocchia. Nella casa un silenzio malinconico veniva interrotto solo dallo scoppiettare del caminetto, mentre il cane dormiva pacioso sul tappeto. Lui se ne stava lì, a dondolarsi su quella sedia cigolante mentre osservava il sole che si abbassava sempre più verso l'orizzonte, consapevole che il giorno dopo, e quelli a venire, sarebbe stato sempre più basso. Sua moglie era in camera da letto, inginocchiata davanti ad un baule di legno scuro, alla ricerca di una coperta da aggiungere poi nel letto. Lui, mentre riponeva tutta la sua pigra attenzione verso quel sole rosso che lento se ne andava a riscaldare altri luoghi, fu attratto improvvisamente da un qualcosa che gli passava davanti, là fuori. Con la vista ancora disturbata dalla luce del sole che aveva guardato fino a quel momento, fermò la sedia che dondolava, e cercò di riconoscere quella sagoma; poi l'oggetto si fermò, mentre la sua vista riusciva finalmente ad apprezzarne i lineamenti: era un'oca, una semplice e stupida oca che sculettava impacciata verso il laghetto. Si avvicinò all'acqua, e senza porsi nessun problema di temperatura, vi entrò e incominciò a nuotare lì intorno. Alla semplice vista di quell'oca impavida, la schiena dell'uomo fu attraversata da un brivido, che lo fece sobbalzare sulla sedia che iniziò a dondolare leggermente. Il primo pensiero che gli attraversò la mente fu il domandarsi come facesse quella dannata oca a non sentire freddo in quell'acqua che raggiungeva si e no i cinque gradi. Poi improvvisamente gli tornò in mente che da sempre aveva visto oche gironzolare lì fuori senza apparenti problemi anche in pieno inverno. L'unica spiegazione di quella sorprendente resistenza al freddo la trovò osservando le sue piume; si disse allora che quelle bianche e candide piume dovevano trattenere il calore in maniera superba, molto meglio della lana, pensò. E così, quella volta, una domenica d'ottobre, l'uomo inventò il piumone. Quell'uomo era senza dubbio un genio.
Italia
E quella volta, una domenica d'ottobre, un uomo se ne stava lì, seduto sul suo divano a cercare di trovare un espediente per far soldi. Mentre era lì, assorto nei suoi pensieri, si accorse che sua moglie si stava lamentando al telefono con la madre del freddo che era arrivato i quei giorni. E così, il lampo di genio: facciamo anche noi il piumone. Quell'uomo era senza dubbio un cretino.
Ma io dico, ma come cavolo ti è venuto in mente di fare una cosa del genere?? Ma non potevi, che so, affittarti un film quella stramaledettissima domenica d'ottobre, invece di escogitare lo stratagemma più idiota che potevi?! Si stava così bene con le nostre coperte di lana; con la lana l'aria da sotto andava sopra e da sopra andava sotto, un equilibrio dinamico del fluido che rasentava la perfezione. Col piumone invece l'aria non passa, rimane lì sotto, e piano piano diventa sempre più calda, e si arriva a metà della notte che ormai la temperatura sotto il piumone è circa dodici gradi in più rispetto alla temperatura della camera. Ora, finché si stava in Svezia, non c'era alcun problema, dato che lì fa veramente freddo, ma in Italia no, non fa così freddo! Ci sono i termosifoni che riscaldano le stanze, e la sera anche se sono spenti, la temperatura è di circa 24 gradi, quindi col piumone si raggiunge una temperatura di 36/37 gradi. Invivibile!
P.S. Le temperature sopra riportate si riferiscono a casa mia, rispettivamente fuori e dentro il piumone October 28 Il ticchettioOrmai ci siamo... è arrivato... quel periodo dell'anno che ognuno di noi, anche se magari non lo vuole ammettere, spera che non arrivi mai, forse con la speranza che l'inesorabile avanzare del tempo possa rallentare in qualche modo per farci godere degli ultimi strascichi di una stagione che ormai ci ha abbandonato da tempo, lasciando il posto a piogge e raffiche di tramontana che tagliano i volti dei passanti sorpresi dal repentino cambiamento del tempo. Molti di noi hanno gia fatto il "cambio stagione" con un velo di tristezza scaturito dal ricordo dei momenti ormai passati. Quel caldo sole estivo che piano piano inclina il suo cammino giornaliero verso l'orizzonte lascia posto a giornate sempre più fredde e grigie, e le strade, colme di un'aria che trasporta l'odore delle caldarroste, si riempiono di cappotti e sciarpe a nascondere un'abbronzatura ormai sbiadita. L'ultimo week-end di ottobre ci ricorda di spostare le lancette di un'ora per far guadagnare un po' di luce ad un mattino sempre più cupo. I tubi nelle pareti scricchiolano al passaggio dell'acqua calda dei termosifoni, uno in particolare a casa mia mi avverte ormai ogni anno dell'arrivo della stagione fredda con un inconfondibile ticchettio caratterizzato da un'aritmia quasi imprevedibile.
Tutto ciò si ripete da sempre, l'arrivo del freddo, le giornate più corte, i vestiti pesanti, tutto, ogni anno... o quasi... Quest'anno infatti quel rumorino leggero che proviene dalla parete che separa la mia camera da quella dei miei, quel ticchettio che mi teneva compagnia in quei lunghi freddi pomeriggi di studio non c'è più...
Non ho mai capito come mai si creava quello strano suono, so solo che c'era ed era una sicurezza nella mia vita domestica, come la sigla di "uno mattina" che proviene dalla cucina ogni santo giorno, come il bagno occupato da mio padre sempre alle stesse ore, come la sveglia del vicino che suona sempre alla stessa ora, sia nei giorni feriali che in quelli festivi, sia che ci sia l'ora solare o quella legale, ogni giorno, da sempre... E il ticchettio? Il mio ticchettio, quello che ogni tanto l'ho odiato accusandolo di avermi fatto perdere la concentrazione dallo studio, quello che tentavo di imitare colpendo la scrivania con la matita nel tentativo di carpirne il ritmo, che fine ha fatto? Quel punto fermo di ogni mio pomeriggio... quel faro che mi guidava nell'oscurità...
Ricordo ancora il primo giorno che mi resi conto della sua presenza, ero un ragazzino curioso come una scimmia; chiesi a mia madre qualche spiegazione, e lei mi disse che era dovuto appunto al passaggio dell'acqua nei tubi. Inizialmente non lo sopportavo, speravo che sparisse in pochi giorni, giusto il tempo per quei vecchi tubi di assestarsi, di abituarsi al quel flusso caldo. Ma niente, quel maledetto ticchettio non se ne andava. Col passare dei giorni mi ci abituai e non ci feci più caso.
L'anno successivo ritornò puntuale come un orologio svizzero, ed io mi spazientii al pensiero di doverlo sopportare fino all'aprile successivo; e così ogni anno da allora... tranne questo. Non avrei mai pensato che potesse dispiacermi, in fondo poteva essere anche fastidioso, anzi lo era il più delle volte, ma evidentemente, senza che io lo volessi, era entrato a far parte della mia routine invernale.
So che sembra strano, dato che mi sto riferendo ad un ticchettio, ma credo che quel maledetto mi mancherà...
E' evidente che a volte capita di credere di provare un determinato sentimento per qualcosa o qualcuno, e di accorgersi, solo in sua assenza, che in fondo c'era anche dell'altro, che il tutto non si limitava al fastidio della sua presenza, e che forse è sempre meglio riflettere. July 27 PensieroIn giorni trascorsi con spole soventi, tra l'inferno e il purgatorio,
riuscitomi finalmente di superare con slancio l'ostacolo
che da tempo ormai mi impediva la visuale dell'oltre, e mi tarpava le piumate
intrappolandomi in un vortice di paure e speranze.
Il ritorno vittorioso e soave subito venia frenato dal fato avverso
che con subdoli intrighi ridea dall'alto del suo tempo, dietro le mie,
stanche di sopportare fardelli ingiusti.
Una luce si apria dinnanzi, con occhi cerulei, tende la sua mano sulla mia,
pronta ad accogliere sostegni e tra questi il più gradito
si offria di divedere gioie che mai avrei pensato.
Seguono momenti d'amore e allegrie disturbati solo da lievi sintomi d'ansia
che subito però si arrendevano , sopraffatti da coraggio e sentimenti
che con regale eleganza, spinti da brezze stagionali, ci portarono in un'oasi di pace.
Qui, con la mente in un livello parallelo, le torride giornate di luglio sembrano solo un vecchio ricordo
offuscato da climi migliori che accompagnano le nostre vite rinfrescate da acque vulcaniche
e dalle sere trascorse su e giù in riva a sorseggiare con innocua ironia giovani tarpani.
Momenti intensi e passionali,
interrotti ahimè dalla realtà che da sempre ci circonda, e che ci risveglia da luoghi e tempi migliori,
ma che ci permette di sognare.
Seguono ritorni orientali che uniscono menti
affascinate e intrigate da racconti non troppo lontani e immagini che permettono di vivere momenti altrui
che diventano nostri nelle menti che spaziano.
Poi saluti e brindisi dipingono sull'umidità della notte una terrazza di vite e sorrisi che scandiscono il tempo.
Pause poco ristorative indicano l'inevitabile avvicinarsi del fatidico
che da tempo, a chi più e a chi meno, rallegra le notti romane con un semplice pensiero,
pronto a trasportarci verso terre lontane... l'uomo perfetto,
testimone di molte vite, ci vedrà spiccare il volo augurando a tutti buon viaggio
May 09 Il BombaroloProprio ieri, vedendo un film sulla fantascienza, mi sono posto una domanda: Può esplodere una bomba nello spazio? Voi direte: Ma che cavolo di domande ti fai? Non puoi chiederti cose più normali tipo: ma la prossima partita sarà in casa o fuoricasa?, oppure: dovrei lasciarmi crescere i capelli fino a diventere un figlio dei fiori?
Effettivamente avrei potuto farlo, ma che ci volete fare, non sono problemi che mi solleticano la mente... (ne ho una piuttosto particolare, di mente, come ogniuno di noi del resto).
Già a suo tempo mi ipegnai in un tema scientifico; l'argomento erano i viaggi nel tempo, e devo ammettere (con enorme soddisfazione personale) che quell'intervento mi procurò piacevoli discussioni sul tema. Quindi io ci riprovo...
Dunque, dicevamo: può esplodere una bomba nello spazio? Questo quesito mi costringe ad esporre prima dei concetti base che sicuramente già saprete.
1. Nello spazio (cioè oltre i 120 km dalla superficie terrestre) c'è il vuoto, anche se non totale perché vi sono comunque molecole di vario genere, ma con delle concetrazioni talmente esigue da poter essere approssimate allo zero;
2. Il suono è una sensazione generata dal nostro cervello quando riceve un impulso dal nervo acustico, stimolato a sua volta dalle vibrazione del timpano, causate dalle compressioni delle molecole del mezzo di trasmissione (aria, acqua, ecc.) generate dalle vibrazioni di un corpo in oscillazione. Chiaro, no?! Il suono non è altro che un'onda, con una sua frequenza (che rende poi il suono basso o alto) e una sua intensità (cioè il volume del suono).
3. A differenza della luce però, il suono non è un'onda elettromagnetica, e quindi non si propaga nel vuoto.
Detto ciò, posso accingermi ad esporre la mia teoria.
Innanzi tutto bisogna fare una distinzione tra le bombe che si vogliono usare, questo perché gli ordigni differiscono nella modalità di innesco. Per esempio: una bomba a mano viene innescata togliendo la sicura dalla spoletta la quale, spinta da una molla, va ad impattare contro la capsula della miccia. Quasto impatto fa accendere la miccia che, una volta esaurita, causa l'esplosione del detonatore e quindi dell'esplosivo. Ora c'è da chiarire un fatto: la miccia per bruciare ha bisogno di ossigeno, quindi se quello presente all'interno della bomba è sufficiente, allora la bomba può esplodere anche nello spazio; ma se invece ha bisogno dell'ossigeno presente nell'aria, l'ordigno non potrà esplodere nel vuoto.
Ora che ci penso però, le bombe esplodono anche se gettate nell'acqua (o almeno credo), quindi è probabile che possano farlo anche nello spazio.
Passiamo ora ad un secondo quesito. Se una bomba esplode nello spazio a circa un metro da me, ho qualche possibilità di sopravvivenza?
Anche qui vanno chiariti dei concetti chiave:
1. La pericolosità di una bomba è correlata all'esplosivo che è al suo interno (per qualità, quantità e stato);
2. Il danno causato dall'esplosione è dovuto ai detriti della bomba stessa che vengono scagliati tutt'intorno, e all'onda d'urto (o onda di pressione) generata dall'energia sprigionata dai reagenti che compongono il materiale esplosivo, durante la reazione che li porta ad uno stato energetico minore (reazione eso-ergonica ed eso-termica).
Quest'onda d'urto ha però bisogno di un mezzo di propagazione (aria, acqua ecc.), quindi nel vuoto l'onda si "fermerebbe"subito non trovando altre molecole da spostare.
Conclusioni:
- la bomba a mano esplode anche nello spazio.
- l'esplosione è percepibile visivamente, ma non sentiremo nulla.
- se mi trovo ad un metro dall'esplosione, subirò solamente danni dovuti all'urto con i detriti dell'ordigno (le possibilità di soprevvivenza dipendono da troppi fattori, e al momento non ho né il tempo e né la voglia di prenderli tutti in esame); la potenza della bomba è notevolmente ridotta, o almeno credo...
Comunque, prima di sperimentare una cosa simile (se ci riuscite siete dei fenomeni, oppure site ricchissimi da potervelo permettere, ma anche tanto scemi), fossi in voi mi informerei meglio.
Se qualcuno di voi avesse dubbi o informazioni da condividere, che parli ora (oppure taccia per sempre). April 26 Istruzioni per l'usoNavigando navigando, guarda un po' cosa ti vado a trovare... il mitico gioco della Battaglia navale. Ahh, quanti ricordi... quante ore di scuola passate a cercare quello stramaledetto sommozzatore da un quadretto... praticamente introvabile.
"-B;9
-Acqua
-Ma perforza!!!! Scusa, hai chiesto B;8? Hai chiesto B;10? Cosa pensavi di trovare a B;9, un sommozzatore??
-Va bene, calmati..
-Mi fai incazzare, non sai giocare!!!"
Comunque, per chiunque voglia tentare la sorte con questo gioco non dovrebbe trovare grossi problemi; basta attendere che si carichi, inserire il proprio nome (se si vuole) nell'apposito spazio (quello dove c'è scritto anonimo, sopra al pulsate arancione che lampeggia) e cliccare sul pulsante sottostante.
Attendere..
Selezionare una nave cliccandola e posizionarla sulla griglia di gioco, scegliendo se metterla orizzontale o verticale (frecce sin e dx della tastiera). Ripetere la sequenza per tutte le altre navi.
Attendere...
Inizia il gioco
Qualora voleste ingrandire l'immagine potrete farlo cliccando con il pulsante dx e scegliere "ingrandisci" (scegliere poi "riduci" se si vuole tornare alla grandezza di prima)
Se doveste avere problemi di sorta, nonostante la mia guida, cliccare sulla "X" bianca su sfondo rosso in alto a destra, cliccare start, spegni computer, spegni. Alzatevi dalla sedia e leggete un libro qualsiasi... è evidente che il computer non faccia per voi...
Buon divertimento!
P.s. Un più a chi mi dice (o mi posta con un commento) il titolo del film da me citato.
Marco, per te non vale |
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